{"id":98,"date":"2014-08-23T13:55:17","date_gmt":"2014-08-23T13:55:17","guid":{"rendered":"http:\/\/myinkastory.chiaraaa.me\/?p=98"},"modified":"2014-08-23T13:55:17","modified_gmt":"2014-08-23T13:55:17","slug":"machu-picchu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/myinkastory.ziveri.net\/?p=98","title":{"rendered":"Machu Picchu"},"content":{"rendered":"<p>Il treno che da Cusco va ad Aguas Calientes, avamposto di Machu Picchu, \u00e9 di gran lusso. Una sorta di business class che fra musichette andine annacquate, pranzi, snack e piccolo negozietto di souvenir, copre in tre ore e mezza i 92 km che separano Cusco dalla cittadella degli Inca.<br \/>\nLa locomotiva a Diesel arranca in mezzo ad una valle strettissima resa viva da pochi, sparuti abitanti. <\/p>\n<p>Arriviamo in paese. \u00c9 una specie di paese fantasma, un luogo che sai non esisterebbe se non fosse per la sua vicinanza al sito archeologico pi\u00f9 famoso del Sud America e forse anche del mondo.<br \/>\nIl treno arriva in mezzo alle case e ai ristoranti sollevando la polvere e svegliando qualche cane nudo sonnolento che dormiva vicino alle rotaie.<br \/>\nPassiamo il pomeriggio a gironzolare fra le bancarelle e i negozi, che vendono tutti le stesse cose. L&#8217;insistenza dei ristoratori lungo le strade fa passare la voglia di entrare e sedersi.<\/p>\n<p>La notte passa veloce, la sveglia suona alle 5.30. Oggi finalmente andiamo a Machu Picchu. Alle 6.30 siamo davanti alla stazione dei pullman, che in venti minuti si arrampicano sulla montagna. Aspettiamo pi\u00f9 di un&#8217;ora prima di poter salire e arriviamo in un grande spiazzo che \u00e9 l&#8217;ingresso del sito.<br \/>\nUn paio di bar, i bagni pubblici e chi controlla gli ingressi. Passaporto alla mano, entriamo e facciamo i pochi metri che, girando intorno al fianco della montagna, ci fanno vedere la cittadella. <\/p>\n<p>La maestosa citt\u00e0 di Machu Picchu non \u00e9 mai stata scoperta dagli spagnoli ed \u00e9 stata dimenticata fino praticamente all&#8217;inizio del XX secolo.<br \/>\nCome sempre accade, nel 1911, lo storico americano Hiram Bingham stava cercando tutt&#8217;altro e inciamp\u00f3 sulle rovine di Machu Picchu, allora completamente coperte dalla vegetazione. Anche per questa ragione non fu possibile allora definire con chiarezza la mappa del luogo; anche oggi, comunque, le varie interpretazioni sulle diverse costruzioni del sito sono e restano interpretazioni, ipotesi: non v&#8217;\u00e9 certezza alcuna, se non sugli enormi terrazzamenti, dove venivano principalmente coltivati mais e coca.<\/p>\n<p>Arrivare a Machu Picchu ha di per s\u00e9 una componente di fascino che \u00e9 innegabile. Quando arrivi alla prima salita e in mezzo alla foschia vedi la cittadella, davvero ti senti in cima al mondo. Nel punto pi\u00f9 alto, guardi gi\u00f9 e vedi la storia dell&#8217;uomo.<br \/>\nPoi passa, perch\u00e9 orde di americane in canotta urlano ovunque per fare foto, tu hai solo un attimo per fare la tua e tornare ai tuoi pensieri.<\/p>\n<p>Facciamo un percorso nel bosco che ci porta ad un ponte levatoio ora chiuso (qualcuno \u00e9 caduto gi\u00f9). Un sentiero pianeggiante che costeggia la montagna e tenuto da un muro a secco che non si capisce come possa essere stato costruito oltre 600 anni fa.<\/p>\n<p>Tutta Machu Picchu fa questo effetto. La zona impervia su cui \u00e9 costruita rende ancora pi\u00f9 incredibile il lavoro fatto. Pietre precise al millimetro trascinate fin quass\u00f9 e incastrate una sull&#8217;altra.<br \/>\nTutto \u00e8 perfettamente conservato, solo i tetti (che erano in paglia) mancano. Per il resto tutto \u00e9 abbastanza riconoscibile.<\/p>\n<p>Al centro della cittadella una piazza ricoperta d&#8217;erba dove qualche lama bruca pigramente.<\/p>\n<p>Rientriamo nel tardo pomeriggio. Le quasi quattro ore del ritorno sembrano non finire mai.<br \/>\nIl tempo di arrivare in ostello, fare una doccia, mangiare un biscotto e siamo a letto. <\/p>\n<p>Oggi si parte per la foresta amazzonica.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/myinkastory.ziveri.net\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/IMG_6173.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/myinkastory.ziveri.net\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/IMG_6173.jpg\" alt=\"IMG_6173.JPG\" class=\"alignnone size-full\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il treno che da Cusco va ad Aguas Calientes, avamposto di Machu Picchu, \u00e9 di gran lusso. Una sorta di business class che fra musichette andine annacquate, pranzi, snack e piccolo negozietto di souvenir, copre in tre ore e mezza i 92 km che separano Cusco dalla cittadella degli Inca. 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